sabato 5 dicembre 2009
lunedì 19 ottobre 2009
Rubin "Hurricane" Carter
Correva l'anno 1976, per molti di noi un anno che riporta all'adolescenza e ai relativi ricordi.
La radio trasmetteva una canzone gettonatissima in quel periodo, "Hurricane" di Bob Dylan e molti di noi erano corsi a comprare il 45 giri, i più fortunati l'intero lp.
Una canzone lunghissima, tant'è che nel 45 giri occupava addirittura entrambe le facciate; sulla copertina era riportato l'intero testo ed io con alcuni compagni di scuola c'eravamo avventurati nella traduzione dall'inglese all'italiano, impresa che ci riuscì non senza difficoltà, e così facendo ce l'eravamo imparati a memoria.
A distanza di tanti tanti anni ancora la ricordo e vorrei qui ripercorrere brevemente la storia di questa canzone accompagnandola con questo video compreso di traduzione.
Il testo racconta la triste storia del pugile nero Robin Hurricane Carter, e di come, al culmine della sua carriera sportiva e quando stava per diventare campione del mondo, sia stato accusato di un triplice omicidio avvenuto in un bar di Paterson, New Jersey il 3 giugno 1966.
Furono uccise tre persone quella maledetta notte, ma una di queste non morì subito, fu trasportata in fin di vita in ospedale, e al suo cospetto fu condotto Hurricane, che non fu riconosciuto come uno di quelli che avevano sparato.
Nonostante questo la "macchina infernale" si era ormai messa in moto e, tra vicissitudini varie comprese manifestazioni popolari di protesta e solidarietà, il povero Rubin Hurricane Carter finì in prigione per ben venti anni, finchè un gruppo di cittadini canadesi si interessò al suo caso imponendo la riapertura del processo sulla base di nuovi elementi che lo scagionarono, e fu scarcerato nel 1985.
La canzone di Bob Dylan fece conoscere al mondo intero questa triste storia, anche a quelli che, non vivendo negli States, non seguivano molto i casi di cronaca americana.
Sicuramente è una vicenda che affonda le sue amare radici nel razzismo nei confronti dei neri, infatti per come si svolsero i fatti se ne deduce che volessero trovare un colpevole a tutti i costi, pur sapendolo innocente, e che fosse nero.... tristissimo!
Di questa, come di tante altre storie simili, spesso mi chiedo cosa sia rimasto, cosa la gente ricordi, cosa la gente abbia imparato.
venerdì 11 settembre 2009
Quell'11 Settembre 2001.... per non dimenticare mai

C'era un bel sole quel giorno, proprio come oggi, anche se l'aria era ormai fresca mattina e sera, segno della fine ormai prossima dell'estate. L'inizio delle scuole era imminente. Ero sdraiata che stavo leggendo un giornale e quasi mi si chiudevano gli occhi, il jet lag ha un calo "fisiologico" dopo un pò di giorni ma per un pò il sonno ti coglie spesso a qualunque ora. Le mie bambine erano in cucina che guardavano un programma per ragazzi trasmesso alla tv, un pomeriggio come tanti, con la sola e notevole differenza della tristezza che dominava i nostri pensieri. Tornare da quei viaggi infatti non era solo un problema di jet lag ma la tristezza di esserci salutati con la speranza di rivederci, se andava bene, un anno dopo,ed era un qualcosa che non sarebbe passato come l'effetto del fuso orario.
Di colpo furono interrotte le trasmissioni per un'edizione speciale di un tg, tutto subito non si capiva cosa stesse succedendo, forse un incendio, una disgrazia o che altro? La realtà fu purtroppo ben chiara nel giro di pochi minuti, sopratutto man mano che le notizie diventavano più dettagliate, e subito lo sgomento ci colse in maniera profonda, perfin irreale, stentavamo a crederci, ci sembrava un brutto sogno, una via di mezzo tra un incubo e un mediocre film.
Una sensazione di freddo alle ossa, stranissima, mi colse all'improvviso e non mi lasciò più per giorni e giorni. Ci rifiutavamo di credere che la barbarie umana arrivasse a tanto per colpire il cuore di una grande nazione.
Mai potremo dimenticare quel giorno, ogni anno quell'11 settembre lo riviviamo minuto per minuto.
Forza America! Old Glory continua a sventolare fiera, pure se ferita a morte!
domenica 6 settembre 2009
allons-nous à Genêve ?
Ho trascorso qualche giorno a Ginevra, il tempo era bellissimo ma piuttosto freddo direi, soffiava infatti la "bise" che è un pò come la bora di Trieste, e una mattina presto c'erano 7 gradi, infatti abbiamo dormito con i piumoni!
Questa è una foto della città dall'alto, fatta dalla grande ruota panoramica che da qualche mese è stata installata nel parco adiacente Boulevard des Trancheès. E' visibile lo spettacolare Lac Leman, che è il più grande lago dell'Europa Occidentale (89 km³).
Il grandissimo getto d'acqua vicino al molo è visibile praticamente da tutta la città, così in qualunque punto vi troviate potete capire da che parte sta il lago. Passeggiate,parchi bellissimi e molto curati, maestosi e antichi palazzi arricchiscono la riva ginevrina del lago, e ci sono anche eleganti imbarcazioni che trasportano i turisti nonchè locali che si affacciano sull'acqua dove poter pranzare o anche solo prendere un caffè ammirando lo splendido panorama.
Ginevra riserva una gradita sorpresa a chi la visita e soggiorna in hotel, il biglietto gratuito per utilizzare i mezzi pubblici per tutta la durata del soggiorno, non male!
venerdì 7 agosto 2009
Pomeriggio a passeggio nel Medioevo.....
Caldissimo pomeriggio d'estate, un caldo a dir poco scoraggiante però chiusi in casa è un peccato pensando all'inverno che arriverà e ovviamente sembrerà interminabile. Decidiamo così di uscire per andare al Borgo Medioevale, nel Parco del Valentino, meta di molti torinesi specie la domenica e tappa anche di molti sposi il giorno del matrimonio per fare le foto, si perchè il parco è bellissimo nonchè molto curato e pieno di fiori e piante rare.
Essendo un giorno lavorativo il parco è pressochè deserto e troviamo posteggio a pochissimi metri dall'ingresso del borgo. Arriviamo con tramezzini e bibite, per una specie di picnic molto molto improvvisato tanto per goderci più possibile quel bellissimo posto senza pensare al pranzo.
Sono stata lì tantissime volte eppure ogni volta ha un fascino particolare, come se fosse la prima. Di colpo ci si ritrova in un'atmosfera quasi magica, davvero un viaggio indietro nel tempo. Pur non essendo originale medievale, ma costruito molti anni dopo in occasione dell'esposizione generale italiana, ha comunque un fascino molto particolare secondo me.
Ora alcuni brevi cenni storici sul borgo e sulla foto che pubblico:
Ideato da un gruppo di artisti e intellettuali coordinati da Alfredo D'Andrade e costruito in occasione dell'Esposizione Generale Italiana del 1884, il Borgo presenta forma, struttura, finiture e decorazioni scrupolosamente riprese da edifici quattrocenteschi del Piemonte e della Valle d'Aosta. La Rocca è aperta al pubblico, con un percorso di visita in cui la vita e l'atmosfera dell'epoca sono ricostruite negli splendidi ambienti della dimora del Signore con effetti di suoni, di luce e di profumi; il percorso comprende ora anche il "Giardino delle Delizie".
La casa nella foto è Casa Aschieri, da Bussoleno (Valle di Susa), con danza dei folli, affresco copiato dal fronte di un'osteria in seguito distrutta, a Lagnasco (Cuneo).
Per chi fosse interessato a visitare il Borgo Medioevale o comunque a saperne di più ecco il bellissimo sito web con tanto di visite virtuali:
http://www.borgomedioevaletorino.it/
giovedì 30 luglio 2009
Una tragedia.... che si poteva evitare?
La stessa notizia descritta da giornalisti diversi cambia in alcuni particolari, e io faccio ovviamente riferimento a quel che ho sentito ieri sera al telegiornale.
L'articolo parla di una giovane con due bambini, uno di trenta giorni e l'altro di poco più di un anno, con una situazione affettiva instabile, pare avesse un compagno che non ha voluto neanche riconoscere suo figlio, figuriamoci come le stava vicino. Ho pensato a lungo, anche perchè ci sono passata e so come ci si sente dopo il parto, quando subentra una stanchezza fisica ma anche molto mentale, nel momento in cui invece avresti paradossalmente più bisogno di energie sia fisiche che mentali per far fronte alle nuove responsabilità, accudire un neonato e magari ci sono anche altri figli in casa, per cui pulire, lavare,stirare, cucinare ecc ecc quando la notte non puoi dormire perchè il piccolo piange e va accudito. Dopo qualche settimana di quella vita ci si sente davvero a terra in tutti i sensi. Spesso si sente dire che il parto non è una malattia o un intervento, ovvio che non lo è, ma spesso lo dicono persone che o sono medici maschi o comunque son persone che non han provato, bella gente queste cose bisogna provarle sulla propria pelle! Sia ben chiaro che NIENTE giustifica un gesto così orribile ma, come per ogni cosa, si cerca una spiegazione, cosa ben diversa, si cerca di capire se un fatto così grave poteva essere evitato.
Due bimbi piccoli significano non dormire di notte per seguirne uno e non dormire di giorno per seguire l'altro, e questo va avanti per mesi, aggiungiamo poi che di sicuro bisogna sbrigare un minimo di faccende domestiche e, anzi, con due figli neanche tanto un minimo. Se poi aggiungiamo una vita affettiva disastrosa e non viene difficile immaginare magari anche problemi economici beh... il cocktail è davvero esplosivo.
A questo punto mi sentirei di dire che piuttosto che usare la sindrome post-partum come capro espiatorio perchè non puntare il dito contro chi doveva stare vicino a questa donna e non l'ha fatto? La famiglia in primo luogo, dov'era? Aveva manifestato sintomi depressivi ed è stata ignorata o sottovalutata? Era seguita da qualcuno, tipo assistenti sociali, parrocchia o altro? Visto e considerato che sono fatti che non capitano poi neanche tanto di rado forse sarebbe ora di cominciare a porci certi interrogativi?
Resta la tristezza infinita di quel piccolo angelo venuto al mondo da poco, in questo mondo che così presto e così tragicamente ha dovuto abbandonare.....
lunedì 13 luglio 2009
Passeggiata attraverso la storia.......

Sabato scorso (11 Luglio) non era una giornata caldissima o, meglio, era un bel caldo secco e ventilato, l'ideale per uscire a passeggio. Siamo così andate io e mia figlia a fare un bel giro nel popolare quartiere di Porta Palazzo, camminando a lungo tra i numerosi e variopinti banchi dell'antico mercato. Dopo una breve sosta ristoratrice presso il dehor di un bar in Galleria Umberto I, abbiamo ripreso la passeggiata fino ad arrivare ai piedi delle Porte Palatine, che ho visto da vicino tante tante volte da quando abito a Torino eppure ogni volta è un'emozione, forse indescrivibile. Ci si ritrova per un attimo a fare un salto indietro nel tempo, fino al 25 A.C., anno in cui furono edificate. Ma ora qualche accenno storico: Le Porte Palatine, nome con cui è comunemente nota la torinese Porta Palatina (in piemontese Pòrta Palatin-a o Tor Roman-e), sono una costruzione romana che consentiva l'accesso da settentrione ad Augusta Taurinorum, la civitas ( la città) romana che oggi prende il nome di Torino. Gli imponenti resti dell'antica struttura sono visibili al centro di un'area aperta, l'odierna Piazza Cesare Augusto.
L'edificazione delle Porte Palatine, conosciute in epoca romana come Porta Principalis, è avvenuta tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo, periodo a cui risale la fondazione di Augusta Taurinorum. Oggi l'antica Porta Principalis si staglia di fronte al visitatore con le due torri a sedici lati e il corpo centrale, ma solo quest'ultimo è opera autentica degli architetti romani. Le torri vengono erette in epoca posteriore e subiscono numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli: i merli, ad esempio, sono aggiunti nel 1404.
Il nome Porta Palatina proviene da Porta Palatii, termine che indicava la contiguità del Palatium Imperiale alla fine del XII secolo, un edificio divenuto poi sede dell'amministrazione comunale. Il Palatium ospita molte presenze illustri nel corso dei secoli, dai sovrani Longobardi ai controversi soggiorni di Carlo Magno e Carlo il Calvo.
Il processo di rinnovamento urbanistico avviato nei primi decenni del Settecento da Vittorio Amedeo II di Savoia prevede la scomparsa delle Porte Palatine. Lo smantellamento non viene poi attuato grazie all'intervento dell'ingegnere Antonio Bertola, che riesce a convincere il Duca della necessità di preservare l'antica opera architettonica. Non si conoscono le argomentazioni addotte dal Bertola a sostegno della sua tesi, ma è lecito supporre che egli abbia evocato alcuni concetti impliciti nell'architettura romana: la cinta muraria intervallata da porte d'accesso non ha solo uno scopo difensivo, serve anche a marcare la differenza in termini di civiltà tra un accampamento barbarico e una civitas romana.
Nel 1724 l'edificio annesso alle Porte Palatine cambia la sua destinazione d'uso e diventa prima il carcere del Vicariato, poi un istituto dove sono detenute donne accusate di delitti comuni. Tra il 1860 e il 1934 una lunga serie di interventi cerca di restituire, per quanto possibile, l'immagine originaria delle Porte Palatine: si riapre l'antica duplice porta e si isola la struttura dal contesto urbano circostante, abbattendo un gruppo di vecchie case troppo a ridosso del monumento.
Le abbiamo attraversate con calma, immergendoci in quel breve ma emozionante viaggio nel tempo....... bellissimo!


















