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martedì 16 giugno 2009

Voglia di torta?




Voglia di torta e in casa non c'è niente di dolce, magari è tardi ed è tutto chiuso, capita! Ma si può facilmente assecondare questa voglia improvvisa di torta con pochi,semplici ingredienti ed un forno a microonde.

Ingredienti:

4 cucchiai di farina
4-5 cucchiai di zucchero (dipende dai vostri gusti aggiungerne o meno)
2 cucchiai di cacao amaro in polvere
1 uovo
3 cucchiai di latte
3 cucchiai di olio vegetale
1 tazza adatta per microonde

Preparazione:

Mescolare prima farina, zucchero e cacao, quindi aggiungere latte,olio e l'uovo. Mescolare bene affinchè non ci siano grumi. Mettere a cuocere nel microonde alla massima potenza per 4 minuti. Spegnere il microonde quando il preparato esce dalla tazza. Lasciar raffreddare e servire magari su un piattino spolverizzando di zucchero a velo. Volendo si possono utilizzare degli stampi per muffins, in plastica, facilmente reperibili nei negozi di casalinghi, e l'effetto è quello che vedete nelle mie foto.

Dimenticavo! I dolcini sono opera di mia figlia ehehe

sabato 6 giugno 2009

Grazie, anonimo filosofo!



Giorni fa io e mia figlia ci siamo recate a fare la spesa al mercato che c'è in fondo al corso dove abitiamo. Dopo aver posteggiato come d'abitudine ho aperto il bagagliaio per prendere una borsa vuota da riempire poi con gli acquisti, e lì la nostra attenzione è stata attratta da una scritta sul muro di una casa adiacente il marciapiede dove mi ero fermata con l'auto.
Da notare, secondo me, la precisione con cui è vergata, senza sbavature di colore, senza errori e poi quel punto esclamativo finale che ne fa un monito, non trovate? I muri delle città sono pieni, purtroppo, di scritte che spesso sono un inno alla volgarità, al razzismo e altro e si immagina che magari siano scritte nottetempo con la paura di essere scoperti, per cui chi le produce non bada certo all'ortografia, non parliamo dei contenuti. Ma questa è ben diversa!
Vittime, non tutti lo siamo! Cosa mai avrà voluto dirci questo anonimo filosofo di strada? (visto e considerato quanto ci ha dato da pensare, e quanto ne darà magari a voi che leggete, non saprei come diversamente definirlo se non filosofo.....)
Forse che, pur credendoci vittime, non sempre lo siamo? Magari, chissà, il ruolo della vittima è in qualche modo attraente...... Oppure ci crediamo vittime anche quando addirittura siamo carnefici? O forse più semplicemente, e qua davvero divago, chi l'ha scritta è una persona suo malgrado relegata al ruolo di carnefice da un'ipotetica vittima che poi a conti fatti tanto vittima non è? Chissà...... Fatto sta che ne abbiamo parlato a lungo e ancora oggi, a distanza di giorni, ne riparliamo. Per una volta una scritta sul muro ci ha fatto pensare e riflettere a lungo, e non, come solito, pensare che c'è gente che non ha di meglio da fare.

martedì 14 aprile 2009

Saluti e ringraziamenti

Salve a tutti! Volevo pubblicamente ringraziare mia figlia, Mari, e Valella per i commenti che mi hanno scritto riguardo al mio articolo sul Reiki. Dopo aver scritto e pubblicato quell'articolo l'ho riletto un sacco di volte pensando che magari non era scritto bene, che non rendeva l'idea e di sicuro era incompleto. I vostri commenti invece mi hanno incoraggiata e non poco devo dire, grazie!
Rispondo alla domanda di Valella da qui poichè non ho un suo indirizzo e-mail. Ho frequentato il corso di Reiki primo livello presso l'Unitre, dove avevo cominciato a seguire alcuni corsi e quello di Reiki è arrivato ad anno accademico inoltrato, mi ci sono iscritta subito con entusiasmo, ero troppo curiosa! Il mio Master teneva corsi di Reiki anche in altre sedi, e io l'ho poi seguito quando ho deciso di iscrivermi anche al corso di secondo livello. L'esperienza è stata entusiasmante e gratificante, mai per un momento ho avuto dubbi o tentennamenti, ma tutto devo al mio Master che ha saputo spiegare le cose in maniera chiarissima e, sopratutto, al fatto che i livelli non ce li dava così nel giro di un giorno-due come fanno molti, cosa che, ripeto, secondo me è sbagliata. La fretta è sempre cattiva consigliera, in ogni cosa, e anche nel Reiki, bisogna capire bene cosa si sta facendo, fare domande, ottenere risposte, e prendere questa decisione in maniera se non altro consapevole. Molti dubbi possono rimanere anche dopo, è umano questo, però almeno si è sicuri di essere partiti col piede giusto. La mia fortuna, ripeto, è stata quella di incontrare un Master di quelli seri, che non chiedono soldi in cambio di attivazioni, per cui non devono attivare per forza le persone, si seguivano i corsi e solo chi se la sentiva arrivava all'attivazione e prendeva il primo livello magari fermandosi lì, altri, come me, han proseguito fino al secondo livello. Pubblico qua il mio indirizzo e-mail se qualcuno volesse eventualmente scrivermi e poter così comunicare più comodamente: thewallofuraganomary@yahoo.it
Grazie ancora!

domenica 5 aprile 2009

Reiki.......questo sconosciuto


Ho conosciuto il Reiki nel dicembre 2006, all'epoca frequentavo alcuni corsi presso l'Unitre, mi trovavo alla festa pre-natalizia della scuola e ci comunicarono che nel nuovo anno che stava per cominciare sarebbero iniziati tre nuovi corsi, tra i quali quello di Reiki. Dopo le lezioni che seguivo passavo sempre in bacheca a leggere comunicati e annunci, ma quella volta ricordo che ci sono andata con maggior curiosità, già da tempo, infatti, avevo sentito parlare di Reiki e avevo, anzi, scoperto che diversi miei compagni del corso d'inglese erano reikisti, io ne sapevo poco o nulla ma la curiosità ormai mi aveva presa. Mi sono quindi iscritta a quel corso non vedendo l'ora di cominciare la prima lezione e, per mia fortuna, non sono andata a documentarmi su internet o, come si fa spesso, sentendo voci in giro. Dico per fortuna perchè ora che sono passati più di due anni e, nel frattempo, ho conseguito due livelli Reiki, mi rendo conto di quante baggianate per non dire vere e proprie cattiverie si scrivono sul conto di noi reikisti e delle nostre pratiche. Indubbiamente ci sono persone che lo praticano o, peggio ancora, lo insegnano in modo scorretto e disonesto, ma quello penso succeda in ogni religione, filosofia, corrente politica o scuola di pensiero che dir si voglia, e non è il Reiki ad essere colpevole ma chi, appunto, lo pratica o lo insegna in modo scorretto e disonesto cioè chiedendo in cambio soldi, ecco il punto. Molti contestano il fatto che basti un giorno per conseguire un livello Reiki, e lì sono d'accordo, io ci ho messo due mesi per conseguire il primo livello Reiki e ad ogni lezione il Master ci diceva di meditare, di pensare bene a ciò che stavamo per fare, il Reiki avrebbe cambiato la nostra vita e anche se era una nostra scelta conseguire il livello o meno questa scelta, in quanto tale, non andava presa alla leggera. Il Reiki non è un punto di arrivo ma di partenza, bisogna intraprendere questa strada con serietà. Alcuni mi rendo conto che magari hanno avuto esperienze poco gratificanti, ma lì sempre tornano in ballo i soldi purtroppo! Alcuni master chiedono cifre non indifferenti per attivare una persona al primo livello Reiki e per giustificare la cifra richiesta devono rendere il tutto un pò, come dire, "coreografico", con cose tipo candele, incensi, musiche di sottofondo, e richieste tipo tenere gli occhi chiusi durante l'attivazione....insomma conferire un alone di mistero e di iniziazione a ciò che invece è naturale. Il mio Master ricordo che la prima lezione disse: "Quando avete male da qualche parte, fin da bambini, vi mettete le mani sul punto dolente, eppure nessuno ve l'ha insegnato. Ebbene,in quel momento vi state facendo Reiki". Dunque una cosa più che naturale, altro che magia o stregoneria come ho letto su un sito web di un religioso che addirittura diceva che noi reikisti abbiamo deliri di onnipotenza! Sinceramente commentare le sue parole sarebbe un vero e proprio spreco di energia, credetemi.
Il Reiki fa dunque parte della mia vita da poco più di due anni, ed è per me una pratica quotidiana. Ricordate che il vero reikista non fa proselitismo, propone ma non impone insomma, e sopratutto non chiede soldi in cambio nè tantomeno fa diagnosi oppure consiglia farmaci, non siamo medici! Abbiamo un'etica da rispettare anche noi e sicuramente la serietà del reikista si vede proprio da lì. In breve le cose che un reikista NON fa:
il reikista NON chiama pazienti le persone che tratta, poichè i pazienti sono quelli del medico, ma li chiamerà semmai "astanti".
il reikista NON fa diagnosi, sempre per il fatto che non è medico.
il reikista NON dice di interrompere l'assunzione di farmaci nè tantomeno consiglia farmaci
il reikista NON scoraggia l'astante ad andare dal medico, anzi, esattamente il contrario
il reikista NON griderà mai al miracolo nel momento in cui un astante guarirà o si sentirà meglio, perchè il Reiki è prima di tutto umiltà (alla faccia di chi ci accusa di avere deliri di onnipotenza, mi chiedo se tale persona abbia mai letto anche solo due righe sul Reiki)
il reikista NON vi chiederà mai soldi in cambio dei trattamenti, al limite può accettare un regalo, ma questa è una scelta personale, comunque il reikista NON ha un tariffario
il reikista NON vi mette le mani addosso, il Reiki si può praticare anche senza toccare l'astante, certo se c'è confidenza il fatto di appoggiare le mani è più comodo per il reikista ma diversamente funziona benissimo anche tenendo le mani a qualche centimetro di distanza dalla persona da trattare
il reikista NON vi chiederà MAI di spogliarvi, il Reiki passa anche attraverso gli indumenti, potrebbe chiedervi di togliervi gli oggetti di metallo che avete addosso, quello si, ma se vi chiede di spogliarvi non è un reikista, è qualcos 'altro, sta a voi capire cosa.....
Ho avuto la fortuna di incontrare un Master davvero in gamba, umile e che non vantava lignaggi (altra brutta pratica di tanti),oltre a non chiedere neanche UN centesimo per darci i livelli, e vorrei chiudere questo mio articolo ricordando le parole che spesso ci ripeteva: "Non bisogna credere al Reiki, il Reiki bisogna provarlo"

martedì 3 marzo 2009

Meat pie! Of course!


Alcuni giorni fa parlavo con un amico che ha vissuto in Australia, e lui mi chiedeva se per caso sapevo dove vendono le Meat pies, cioè le famose torte ripiene di carne, torte salate dunque, molto popolari in Australia. Io gli dicevo che non le ho mai viste in vendita qui da noi ma che si poteva fare una ricerca su internet per saperne di più, del resto abbiamo negozi che vendono di tutto e di più, non parliamo dei centri commerciali, e quindi ci siamo messi a fare una ricerca. Nel frattempo abbiamo trovato alcune ricette e prima ancora di scoprire se qualcuno vendeva le Meat pies già fatte abbiamo avuto l'idea di provare a farla. Il giorno dopo ci siamo forniti degli ingredienti necessari e ci siamo messi all'opera, lui a casa sua io a casa mia, insomma ci siamo cimentati nella preparazione di questa squisita torta salata "a distanza" , con l'accordo che alla sera ci saremmo raccontati ed eventualmente scambiati le foto delle nostre "creazioni", e così è stato!
La preparazione devo dire è stata facilissima! Ci siamo basati su una ricetta scritta da una ragazza che aveva vissuto a lungo in Australia e che ci era sembrata una delle più semplici da eseguire, semplice sia come ingredienti che come preparazione in sè.
Il risultato è stato splendido davvero! Favolosa quella Meat pie credetemi!
Qui vedete pubblicata la foto di quella che ho fatto io, fotografata appena sfornata.
Seguendo questo link invece potrete vedere la foto della torta fatta dal mio amico, con tanto di ricetta scritta, giustamente, in inglese: http://tjam.altervista.org/Tjam/Meat%20Pie.html
Che dire di più? Che è da provare! Facile, non costa tantissimo, è ottima sia tiepida che fredda il giorno dopo, e, secondo me, può diventare un piatto unico, accompagnata da una bella insalatona. Buon appetito!

martedì 13 gennaio 2009

La tecnologia fa passi da gigante.... alcuni dati



Se un pò di anni fa ci avessero detto che avremmo potuto spedire una lettera e quella sarebbe giunta al destinatario dopo pochi secondi, o che avremmo potuto vedere una persona che abita all'altro capo del mondo e parlarci anche,beh.... avremmo pensato di aver a che fare con qualche matto sicuro! Se ci avessero fatto vedere un piccolo oggetto da tenere appeso alla camicia dicendoci che lì dentro c'erano mille canzoni, anche lì... avremmo pensato al solito burlone! e se ancora ci avessero detto che potevamo visitare un museo rimanendo seduti a casa... veramente roba da chiamare i soccorsi ahahah! Eppure quei tempi non sono lontani, si parla in fondo di pochi anni fa. L'uomo ha sempre sognato un futuro fantastico, grazie anche alla letteratura prima e ai film dopo, un futuro dove ci sarebbero state cose incredibili che, in qualche modo, avrebbero reso l'essere umano simile ad un dio.Forse non molti sanno che il 1956 segna una svolta nel mondo tecnologico, in quell'anno infatti nasce il primo hard disk, ben lontano da quello che è oggi ovviamente ma intanto è stato quello il principio. Da allora fino ad oggi, e ancora sarà così per il futuro, le cose hanno cominciato a procedere ad una velocità a dir poco impressionante, e tutti lo possiamo constatare di persona. Un computer diventa velocemente obsoleto, per essere sostituito da uno più potente e più veloce, e con componenti sempre più piccoli. Internet ormai fa parte della vita quotidiana di milioni di persone, ed è diventato essenziale a dir poco per svolgere diverse attività, da quelle relative al lavoro a quelle istruttive o più puramente ludiche. Ma ora un pò di storia a partire da quel lontano 1956:

1956
Tutto inizia nei laboratori della Ibm. Il primo hard disk (sigla Ibm 305) era composto da 50 dischi dal diametro di circa 60 cm l'uno. Le dimensioni complessive superavano il metro e mezzo sia in lunghezza che in altezza.
La capacità? Cinque milioni di caratteri, ovvero 5 megabyte, più o meno come una canzone in formato mp3.La scrittura e la lettura avvenivano tramite un'unica testina mobile, che rendeva l'accesso ai dati estremamente lento.Pur essendo il primo hard disk, ancora non aveva questo nome: gli ingegneri lo chiamarono fixed disk (tanto che in italiano è rimasto in uso il termine disco fisso). Sarà sostituito con il nome hard disk solo nei primi anni '70, per differenziarlo dal floppy disk.

1961
Il 1961 è un anno fondamentale nell'evoluzione dell'hard disk. Se per cinque anni l'accesso ai dati avveniva con il movimento di una sola testina da un disco all'altro, con il modello Ibm 1301 ogni superficie ottenne una propria testina. Con il 1301 si ridusse significativamente il tempo di accesso: da un massimo di 800 millisecondi a 180. Ogni modulo era composto di 20 dischi e poteva immagazzinare 25 megabyte di dati.Sempre con il modello 1301 veniva ideato il meccanismo di sollevamento della testina mediante l'aria, ancora in uso, che garantiva prestazioni maggiori.

1973
Il modello 3340 Winchester della Ibm è considerato il vero antenato dei nostri dischi fissi. Fu il primo ad essere sigillato con tutti i suoi elementi (dischi, bracci e testine). Questa versione "chiusa" garantiva una velocità di accesso molto maggiore: il tempo fu ridotto a 25 millisecondi. Una rivoluzione, tanto che per molti anni il termine Winchester è stato sinonimo di hard disk. Ma perché Winchester? Il modello 3340 prese il nome in onore del fucile "30.30 Winchester" perchè era composto da due dischi da 30 megabyte ciascuno. Riportano gli annali che Kenneth Haughton, a capo della produzione del 3340, abbia detto: "Se è un 30-30, allora deve essere un Winchester".

1980

A cambiare radicalmente la tecnologia e l'informatica ci pensò l'ST-506 della Seagate Technology. L'ST-506 fu il primo hard disk da 5,25 pollici (poco più di 13 centimetri), con una capacità di 5 megabyte. Una riduzione significativa delle dimensioni, ma non solo: fino a quel momento, gli hard disk occupavano spazio e richiedevano molta energia elettrica, tanto che alcuni dischi avevano bisogno di una alimentazione dedicata.
Queste limitazioni erano così stringenti che l'Ibm - che pure gli hard disk li aveva inventati - produsse il primo computer senza disco fisso e adottò immediatamente l'ST-506 sui propri personal computer.

anni '90

Comprare un computer oggi vuol dire avere almeno un disco fisso da 40 gigabyte. E non è certo un hard disk capiente: sul mercato ci sono dischi che contengono fino a 750 Gb. Anche sulle dimensioni si è lavorato molto: gli hard disk moderni hanno dimensioni inferiori ai 3,5 pollici (tra i 4 e i 9 centimetri). Ormai è quasi un'invasione: gli hard disk non sono solo nei computer, ma anche nei lettori mp3 e nei cellulari; sono necessari per il web (server e siti di social networking cosa sono se non enormi hard disk?) e li stiamo usando per mandare in pensione videocassette e pellicole fotografiche. Limiti allo sviluppo non se ne vedono: basti pensare che l'americana Seagate sta portando avanti degli studi per arrivare alla capienza di oltre 7 terabyte su hard disk da 3,5 pollici: una capacità pari a quasi 8mila gigabyte

fonti: la prima parte dell'articolo è mia, per la storia dell'hard disk ho seguito questo link : kataweb http://multimedia.kataweb.it/societa/50anniharddisk/2006.html

mercoledì 31 dicembre 2008

FELICE 2009



Un altro anno sta per concludersi e, anzi, in qualche parte del mondo già si è concluso e un altro sta per arrivare, bello fresco è proprio il caso di dirlo, almeno qui a Torino dove ormai le temperature le definiamo da qualche giorno "polari".
Volevo ringraziare tutti quelli che hanno visitato il mio blog, quelli che hanno lasciato un saluto e un commento e anche quelli che non l'hanno ancora fatto. Ho ricevuto visite da diverse città italiane, dal Giappone e anche dalla Finlandia! Tutto questo è bellissimo, un graditissimo regalo di fine anno davvero, grazie! A tutti un felice e sereno 2009, che sia un anno migliore di quello passato, carico di cose belle per tutti! AUGURI!

sabato 20 dicembre 2008

Quando gli uomini cedevano il passo......

Manca ormai pochissimo a Natale, ci pensiamo tutto l'anno e stranamente in men che non si dica eccoci quasi alla vigilia, un altro Natale. Esco per gli acquisti o per le solite commissioni di sempre e non posso fare a meno di notare quanto sia nervosa la gente, e maleducata anche, ti spintonano, nessuno che chieda mai scusa, alla faccia di chi ha detto che a Natale siamo tutti più buoni! Basterebbe essere più pazienti, sarebbe già meglio di niente. Noto sempre più che gli uomini non cedono più il passo alle donne come capitava fino a non molti anni fa. Provengo dalla generazione che a queste cose c'era abituata, era un segno di educazione e di cavalleria. Sto per varcare la soglia di un negozio, un uomo sta per uscire, non si sogna nemmeno di cedermi il passo anzi! mi guarda ancora con aria seccata, e la cosa si ripete salendo e scendendo dai mezzi pubblici, sui marciapiedi e via dicendo. Sono cose che non posso fare a meno di notare! Anni fa, mentre ero in California, sono stata protagonista di un episodio di cavalleria che non dimenticherò mai. Stavo uscendo da un fast-food e ho visto arrivare un signore anziano, ho pensato di cedere io il passo a lui, tenendogli la porta, in segno di rispetto per la sua età, ma lui si è fermato, mi ha guardata e mi ha detto: "Posso sempre aspettare quando passa una signora!". Inutile dire che sono rimasta a dir poco basita, non c'ero più abituata, è evidente, ma sono cose che colpiscono e fanno piacere. Quanto sarebbe migliore la vita quotidiana se fosse ancora condita di certe gentilezze! Non mi vengano a dire, i signori uomini, che noi donne abbiamo voluto la parità e bla bla bla... qua si parla di Educazione, quella con la E maiuscola, e di rispetto per le donne, che possono essere le loro madri, le loro sorelle, le madri dei loro figli e via dicendo. Bei tempi quando in presenza di una signora gli uomini si toglievano il cappello, bei tempi davvero quando gli uomini cedevano il passo......